lunedì 9 febbraio 2009

Aurora, mama e papa




Un bel dì, il suo amico Stefano, stabilitosi in Svezia ormai da una vita, lo invitò in Lapponia nelle foreste intorno a Lycksele, dove lui organizzava da quasi vent'anni battute di caccia al forcello ed al cedrone.

Era il due di ottobre quando partì e nelle prime ore del pomeriggio il termometro dell'aeroporto di Genova segnava ventotto gradi.
Dopo aver fatto scalo a Zurigo e a Copenaghen l'aereo atterrò a Umea verso le nove e trenta di sera; lì trovò ad aspettarlo, oltre al suo amico, una temperatura di 10 gradi sotto zero che lo annichilì.
Il suo corpo non era decisamente preparato ad un'escursione di quasi quaranta gradi e la sua artrosi cervicale si ringalluzzì all'istante.

Stefano, durante il viaggio verso Lycksele, gli descrisse i luoghi dove sarebbero andati a caccia e lo informò che la selvaggina era un po' nervosa, in quanto da alcuni giorni erano iniziate a cadere le foglie dagli alberi non perenni.
Gli parlò a lungo anche di Mama e Papa, due anziani lapponi che l'avevano in qualche maniera adottato già dalle prime volte che era andato a cacciare lassù ai confini del Circolo Polare Artico, di quanto erano ospitali e gentili, persone semplici, che davano valore alle cose importanti e non al superfluo.
Ma durante il racconto improvvisamente s'interruppe ed indicandogli il cielo lo invitò a guardare: lui vide per la prima volta l'aurora boreale.

Volle fermarsi e scendendo dall'auto sfidò il freddo che non avvertì neppure più, tanto era fantastico lo spettacolo. Sicuramente chiunque ha visto almeno una volta qualche foto, ma un conto è vedere un'immagine statica, un altro è osservare dal vivo un cielo senza luna percorso da tutti i colori dell'iride ad una velocità inimmaginabile.
Una vampata verde smeraldo verso nord che improvvisamente devia verso ovest, scurisce e poi schiarisce, mutandosi in giallo, mentre una nuova lingua rossastra con venature blu saetta verso sud, rallentando ed allargandosi fino a coprire quasi la metà del cielo, trasformandosi in bianco latte, per poi dividersi in mille lampi diversi per colore forma e dimensioni.
Immaginate un banco di pesci delle scogliere coralline, aggiungeteci tutti i colori visibili all'occhio umano, acceleratene o rallentatene a piacere il movimento e la grandezza senza soluzione di continuità, ed avrete una vaga immagine di quello che realmente è un'aurora boreale e dell'emozione che provoca.

Arrivarono infine all'accogliente baita che li avrebbe ospitati e presto se ne andarono a dormire.
L'indomani mattina si affacciò alla finestra per prendere visione diurna del mondo dov'era capitato e tutto gli apparve bianco. Il cielo coperto di candide ed alte nubi stratificate, gli alberi ed il terreno ricoperti da quattro dita della prima neve di stagione. Rabbrividì nonostante il protettivo tepore del rifugio. Avevano bisogno di far scorta di viveri e ripresero l'auto, una Volvo station wagon, per andare a Lycksele a rifornirsi.

Stavano viaggiando con gomme non chiodate a 110 chilometri l'ora sulla provinciale deserta (poco prima Stefano, alle sue considerazioni sulla velocità, aveva tentato di tranquillizzarlo affermando di essere oramai abituato a guidare sulla neve) quando, affrontando in un ampio avvallamento un largo curvone a sinistra correttamente rialzato all'esterno, si imbatterono in un lastrone di ghiaccio.
Si ricordò all'improvviso che il suo amico quasi ogni inverno era solito destreggiarsi in un'uscita di strada a causa della velocità eccessiva!
Il retrotreno sbandò con sconcertante lentezza verso l'interno della curva, Stefano controsterzò cercando di riprendere il controllo, l'auto si raddrizzò giusto in tempo per lasciare l'asfalto alla loro destra e filare dritta quasi parallela alla strada sul terrapieno largo sei o sette metri, che fortunatamente i previdenti nordici disboscano lungo tutte le loro strade. Senza rallentare minimamente sull'erba coperta di neve, la Volvo saltò, s'impennò, barcollò, ed intanto il muro di abeti e betulle si avvicinava sempre più. In quel punto qualche coscienzioso addetto alla manutenzione delle strade aveva disboscato fino ad una trentina di metri dalla strada e scavato un fossato di scolo delle acque piovane nella parte più bassa della valletta, a pochi metri dagli alberi.
E lì, la loro auto, dopo aver accennato un decollo, si piantò nella terra smossa e fradicia di acqua e neve, a cavallo del canale, facendo loro benedire le leggi svedesi che da anni hanno reso obbligatorio l'uso delle cinture di sicurezza.

Le loro teste scrollarono avanti e indietro un paio di volte come pupazzetti nelle mani di un bimbo sadico. I dolori cervicali a lui sparirono all'istante, a Stefano comparvero improvvisamente.
Giusto per scaricare la tensione scoppiarono a ridere come due idioti commentando l'accaduto e ringraziarono la sorte che tante circostanze favorevoli li avessero salvaguardati da guai peggiori.
Poiché era impossibile muoversi da lì, decisero che Stefano (visto che dei due era l'unico che parlasse svedese) sarebbe andato in autostop fino alla fattoria più vicina per telefonare ad un'officina e lui avrebbe atteso in auto.

Passò la prima mezz'ora senza che il suo corpo avvertisse la rigida temperatura, vista la quantità industriale di adrenalina che sicuramente ancora aveva in circolo, ma lentamente il freddo gli entrò nelle ossa e a nulla servì cercare di distrarsi sfogliando l'incomprensibile manuale d'istruzioni in svedese della Volvo e correre ad intervalli regolari intorno all'auto agitando le braccia come un pollo spennato. Allo scadere della prima ora si sentiva già tutto intirizzito. Nel frattempo erano passate due o tre auto (la densità di popolazione di quei luoghi ha per un italiano dell'incredibile) che avevano cortesemente rallentato, ma i suoi gesti rassicuranti avevano tranquillizzato i piloti che avevano quindi proseguito. Decise di provare ad accendere il motore e mettere il riscaldamento al massimo, ma il rumore di ferraglia macinata lo fece subito desistere.
Passata la seconda ora ad alitarsi sulle dita aveva ormai il morale sotto i tacchi, e valutò le sue possibilità.
Poteva:
1) morire assiderato in auto;
2) fare l'autostop, assiderarsi sull'asfalto e morire investito da un'auto che avrebbe slittato sul ghiaccio;
3) avviarsi a piedi e morire assiderato per strada;
4) avviarsi a piedi, essere attaccato da un orso e morire sbranato appena prima di assiderarsi.
La sua famiglia avrebbe avuto tante difficoltà a far rientrare il suo corpo in Italia, ammesso e non concesso che qualcuno lo ritrovasse?

Si fermò un'altra auto e ne discesero un uomo ed una donna, ambedue anziani, che presero a sbraitare in svedese; scese dalla Volvo, cercò nella sua mente torpida dal gelo quelle poche parole in inglese che conosceva e urlò in risposta sforzandosi di far capire loro che era in attesa del suo amico andato in cerca di aiuto. Quelli continuarono ad apostrofarlo nella loro lingua. Irritato risalì faticosamente con le sue scarpe cittadine e la neve alle caviglie il lieve pendio e si avvicinò. Mentre l'uomo scrutava l'auto infossata cercando di valutarne i danni, la donna continuò a straparlare in modo per lui incomprensibile. Era talmente demoralizzato che gli venne il dubbio avessero in qualche maniera commesso qualcosa di spregevole: invaso il loro terreno, strappato qualche arbusto di loro proprietà, danneggiato il canale di scolo. All'improvviso, nel mezzo delle sue ininterrotte chiacchiere, con un gesto della mano la donna indicò l'auto e pronunciò finalmente una parola conosciuta: - ... Stefano... - La guardò a bocca aperta ed improvvisamente illuminato, ribatté incredulo: - Mama?!? -
Lei annuì ridendo e riprese a parlare dicendo - Ya, ya, Mama an Papa ... -
Balzò su di lei gridando – MAMA!!!!!! - con una tale violenza che la donna ebbe un attimo di esitazione e fece un passo indietro, ma lui l'abbrancò con forza e continuando a urlare - MAMA! MAMA! MAMA! ... - cominciò a saltare e ruotare insieme a lei in una danza frenetica e liberatoria, mentre Papa li osservava sconcertato.
La voce di Mama chiocciò materna, seppur incomprensibile, mentre le sue mani gli davano pacche rassicuranti sul capo e sulle spalle e la sua gola ridente gorgogliò i suoni più dolci avesse mai sentito, ridandogli la vita.

Fu uno degli incontri più singolari della sua esistenza e certamente il più indimenticabile. ;)
.
.
.
Ps/ facendo il copia-incolla, non mi sono reso conto della lunghezza...
A chi è stato tanto masochista da leggere fin qua, prometto che non lo farò mai più! ;)))

24 commenti:

JANAS ha detto...

sono stata...masochista...e mi sono letta tutto fino all'ultima parola!

invidiosissima per lo spettacolo dell'alba boreale che non ho mai visto con i miei occhi dal vero!!....

meno invidiosa per l'avventura freddolosa...col cavolo che sarei rimasta li!

ahahahahahahahh! l'ultima scena è la migliore!!
"MAMA! MAMA! MAMA! ... - cominciò a saltare e ruotare insieme a lei in una danza frenetica e liberatoria, mentre Papa li osservava sconcertato."
:)))))))))))))))

la bislacca ha detto...

Devi farlo, se i racconti sono così interessanti, avvincenti e ben scritti.
:-)

beyk happel ha detto...

Janas, considera gli usi e i costumi dei popoli nordici, poco avezzi al contatto fisico, considera il fatto che per quei due io ero un perfetto sconosciuto e puoi immaginarti l'espressione di Papa. ;)

Grazie, Bis, tu non sai cosa rischi! ;)

JANAS ha detto...

il tuo racconto non è poi così lungo...è la colonna del bolg...che è troppo stretta! ;))

beyk happel ha detto...

Praticamente mi stai dicendo "E cambia 'sto azz di template!" ;)))

JANAS ha detto...

ma nooooo!:)))

Melisenda L. ha detto...

e come dire...
allora oltre ad un musicista, abbiamo anche uno scrittore?
e un viaggiatore?
e un cacciatore?

abbiamo avuto la fortuna di poterti leggere, poteva andare peggio, no?

quella dell'orso non era male.

p.s. come sottofondo musicale alla lettura gradevolissima e piacevolissima
ho "Les tambours du bronx" che non c'entrano niente, ma almeno riscaldano un po' l'atmosfera. Anche se rispettano pienamente il ritmo narrativo del tuo scritto, la climax e lo spannung del Mama!

beyk happel ha detto...

Janas, lo cambierò, perchè è davvero troppo "stiggio"! ;)
(stiggio = stretto, lungo, magro, macilento)

Melis, tutte 'ste cose?!? ;)
Quella dell'orso non è un'invenzione, lì ci bazzicano davvero, e la strizza mi aveva preso sul serio!
Bisogna tener presente che gli orsi corrono a 40 km/h, nuotano benissimo e altrettanto bene si arrampicano sugli alberi.
L'unico consiglio che danno i lapponi, nel caso di un malaugurato incontro, è quello di sdraiarsi proni per terra e sperare che l'orso si accontenti di mordicchiarti un po' il culo.
Se si accontenta... ;)
Pronti Le tambours du Bronx!

JANAS ha detto...

ehi !...ma quella barra con la musica grintosa..c'era pure ieri?
Sperimentazioni??

beyk happel ha detto...

No, non c'era.
Si, mi piace sperimentare. ;)
E' solo il link (ridimensionato in modo da non visualizzare il video) ad un filmato dei tamburi del Bronx trovato sul tubo, quello richiesto da Melis.
Cosa non si farebbe per una donna! ;)

Melisenda L. ha detto...

queste percussioni smuovono la kundalini per davvero.

kundalini time: mai fatta?

chiudere occhi e...
dicevamo?

*
per una donna??? ;))

perché non mi hai mai visto... cosa non si farebbe per...
dicevamo?

occristo. ma le senti come sono??? mi levano di sentimento.

fantasia orso:
freddo lappone, orso caldo, sdraiato per terra, salti sulla sua pancia.
casa lappone portata in braccio dall'orso.
casa lappone orso per terra, sdraiata sull'orso.

l'orso non può essere cattivo, l'orso è l'orso.

ok, ho capito, vado a rompere da jean e da janas.

J&J ahahah

J&B ahahah



'ste percussioni sono bombe a mano...
ps. ma kakofonico chi è?

beyk happel ha detto...

Mai fatta la K-time.
Anzi, ho dovuto andare a cercarla su guggol. ^_^

L'orso è l'orso, ma l'orso incazzato è l'orso incazzato! ;)

Kakofonico è il mio tentativo di blog satirico, miseramente fallito (non ho la stoffa, ma ho voluto provarci) ed ormai chiuso e adibito a laboratorio, per provare template ed altro.
Mi hai beccato! ;)

Melisenda L. ha detto...

A.S. Janas dove sei?

*
Urge istruzioni
per evitare ostruzioni
...
alla Kundalini! ;)

Ma come sono queste percussioni...

Dove ti ha portato la tua ricerca?

Prova quella da un'ora, divisa in quarti d'ora...

[per me il difficile è superare i primi quindici minuti di saltelli sul posto, sai il fiato del fumatore... a volte crollo prima in un rantolo al tabacco e catrame.
se ce la faccio però mi galvanizzo un sacco e dopo nell'ultimo quarto d'ora dormo, altro che kundalini...]

desaparecida ha detto...

.....ecco non me lo aspettavo mica fossi così!

Ora sono senza parole....
i miei neuroni si sono prosciugati nel leggerti e nell'interrompere la musica! ;)

Poi torno e dico la mia

'notte

Jean du Yacht ha detto...

tutto molto bello
tutto molto avventuroso
tutto molto affascinante.

ma non ho capito una cosa: chi cazzo è Aurora?

beyk happel ha detto...

Melis, se non erro io fumo da molti più anni di te.
Mi vorrai mica far schiattare di saltelli?!?
Noi di una certa età aspiriamo a schiattare in ben altri modi! ;)

Desa, e come maronna ti aspettavi che fossi? @_@
Torna, torna e dì tutto quello che vuoi.

Jean, ti ricordi quella là... che aveva... e che faceva...
Si! Quella!

Jean du Yacht ha detto...

Ahhhhh... Aurtempofà.

JANAS ha detto...

Melis ..stavolta devo ammetterlo il tuo groviglio è così groviglioso ..che non sono riuscita a sgrovigliarlo...
però la musica..ahahahah! è una vera ricarica energetica!!

salutiamo :))

Jean du Yacht ha detto...

a proposito di tambours du bronx mi ero perso un pezzo per strada, J&M.

desaparecida ha detto...

hahahahahah
ecco leggerti di mattina mi viene meglio!

E che ne so cosa mi aspettavo....certo non tutto sto freddo però!

Quella dell'orso mi ha fatto morire dal ridere....mi sono chiesta ma lì il silenzio e proprio silenzioso come non mai,vero?

beyk happel ha detto...

Di mattina a che ora? ;)

No no!
Il silenzio fa un casino dellamadonna!
Mai stata in una camera anecoica?
Dopo 1 minuto devi uscire per non impazzire!

desaparecida ha detto...

senti io camera anecoica ho capito cosa fosse ....solo per deduzione etimologica...certa di non esserci stataMAI:
Adesso che l'ho cercato sto termine nel vocabolario,posso confermarlo:
nn ci sono mai stata!

Pensa un po' io la sensazione "Dopo 1 minuto devi uscire per non impazzire!" mla provo quando sono nel traffico delle ore di punta!
E' automatico:

trafficco =>desiderio di una camera anecoica

Adesso ho pure individuato il mio desiderio!

Buona giornata :)

Jean du Yacht ha detto...

eventualmente potrei fare il mollusco nella tua camera anecoica? [ehi Beyk, mi sto rivolgendo a Desa, cazzo hai capito?]

desaparecida ha detto...

miiiii jean che intraprendente che sei!
Dalla conchiglia alla camera anecoica!

Ma cosa ti ho sempre detto?

Che io ci sto quindi va benissimo!;)


(ma non sarà strano stare in questa camera?)

Posta un commento