mercoledì 5 novembre 2008

L'Uomo Nuvola



L'Uomo Nuvola viaggiava veloce, alto, col cuore nero carico di pioggia, oscurando le terre e i mari che sorvolava.
Era ottuso nel compimento della sua missione, incurante della riverente inquietudine che seminava tra bipedi e quadrupedi.

Lui non era nato per far caso a quelle quisquiglie, aveva da portare pioggia e umidità, che alle piante avrebbero fatto senz'altro bene, ma a lui, in fondo, non gl'importava neanche di quello.

Stava per giungere la notte e le nuvole sue sorelle, che a ponente coprivano l'orizzonte per facilitargli il viaggio, d'improvviso si squarciarono e lasciarono apparire il Sole.
Era caldo, nonostante stesse per coricarsi per il meritato riposo, e ancora ben sveglio.
Diede un'occhiata all'insensibile, giudicandolo forse anche un po' presuntuoso, lasciò partire un fascio di raggi e gli infiammò la testa, poi scese giù alle braccia e ancora più giù, fino al cuore.

E l'Uomo Nuvola rapidamente si dissolse, così, come se non fosse mai esistito.
Ma prima di sparire completamente ebbe un attimo di consapevolezza, si rese conto che la sua esistenza stava per terminare, diede un ultimo sguardo al Sole e morì.
Grato.

16 commenti:

Jean du Yacht ha detto...

Il mio Uomo Nuvola non porta solo pioggia e umidità, porta insonnia, risvegli disgustosi, porta domande senza risposte, porta inerzia e apatia, al massimo velleità.

E la perturbazione è di quelle toste, come quella atmosferica di questi giorni.

Sì il sole appare, anche spesso, ma ha la "s" minuscola e il mio Uomo Nuvola è molto cinico, non si scioglie tanto facilmente.

Muore e rinasce ogni giorno come un vampiro; lo chiamerò Uomo Vampiro.
Ma io sto spesso in prossimità di uno specchio, così non lo vedo.

Beyk hai per caso una pallottola d'argento?

JANAS ha detto...

"Ti t'adesciâe 'nsce l'èndegu du matin
ch'á luxe a l'à 'n pé 'n tèra e l'átru in mà
ti t'ammiâe a ou spegiu de 'n tianin
ou çé ou s'ammià a ou spegiu dâ ruzà" (pura poesia...)
..il cielo si guarderà allo specchio della rugiada ...
dice la canzone di De Andrè
e aggiungo io, un cielo sgombro di nuvole, sgombro di uomini nuvole che vorrebbero decidere il bello e il brutto tempo!
Proprio ieri un uomo nuvola è passato sulla mia testa...il cielo all'improvviso è diventato scuro, in un attimo una tromba d'aria ha spazzato il mio ombrello, è tutto era in balia di quel cielo plumbeo...ma si sa..il brutto tempo non dura a lungo!! e oggi il sole splendeva alto...perchè gli uomini nuvola vanno e vengono....ma il sole ..eheheh! rimane sempre la!

beyk happel ha detto...

Cari miei, ho scritto l'Uomo nuvola prendendo spunto dalla foto che mi è capitata sotto gli occhi mentre mi rivedevo quelle di un po' di tempo fa.
In realtà parla degli Uomini nuvola in genere, ma anche un po' del mio, a volte, essere tale, che basta appunto un po' di sole per dissolvere (fortunatamente).

Jean, una sola servirebbe a me, se ne trovo due ti avviso.

Janas, è un piacere leggere il genovese scritto da una romana.
Fabry era un inimitabile grande e Creusa de ma per me è una delle sue più belle raccolte.
Ti servissero traduzioni non hai che da chiedere. ;)

JANAS ha detto...

ehehhe!
grazie hai potenti mezzi offerti da wikipedia ho trovato questo brano scritto in genovese ma con affianco una traduzione in italiano che è una poesia:
« Ti sveglierai sull'indaco del mattino
quando la luce ha un piede in terra e l'altro in mare
ti guarderai allo specchio d'un tegamino
il cielo si guarderà allo specchio della rugiada. »
questa è già musica solo nelle parole!
Cercavo il testo di Nuvole ..per non andare a memoria, e ho trovato un bel po da leggere su Fabry...alcune sue battute calzano a pennello con il tuo post: « Le Nuvole, per l'aristocratico Aristofane, erano quei cattivi consiglieri, secondo lui, che insegnavano ai giovani a contestare; in particolare Aristofane ce l'aveva con i sofisti che indicavano alle nuove generazioni un nuovo tipo di atteggiamento mentale e comportamentale sicuramente innovativo e provocatorio nei confronti del governo conservatore dell'Atene di quei tempi. La Nuvola più pericolosa, sempre secondo Aristofane, era Socrate, che lui ha la sfacciataggine di mettere in mezzo ai sofisti.
Ma a parte questo, e a parte il fatto che comunque Aristofane fu un grande artista e quindi inconsapevolmente un grande innovatore egli stesso, le mie Nuvole sono invece da intendersi come quei personaggi ingombranti e incombenti nella nostra vita sociale, politica ed economica; sono tutti coloro che hanno terrore del nuovo perché il nuovo potrebbe sovvertire le loro posizioni di potere. Nella seconda parte dell'album, si muove il popolo, che quelle Nuvole subisce senza dare peraltro nessun evidente segno di protesta. »

(Fabrizio De André, 1990[5])

beyk happel ha detto...

Premetto che il nomignolo di De Andrè è Faber, ma a me piace più Fabry, è più "de tono" (questa è presa da un amico romano). ;)

Non conoscevo questo rapporto tra Aristofane e Socrate, c'è sempre da imparare...
Però le sue Nuvole io le chiamo Stronzi, nella migliore delle ipotesi Ottusi. ^_^

JANAS ha detto...

aahahh! dovevo essere ubriaca quando ho scritto "hai" potenti mezzi ...ehheh ciucca per mezzo bicchiere di vino ..
lo so che è Faber...ti volevo fare il verso! ...

si ma le nuvole galleggiano nell'aria...gli stronzi sembra galleggino nell'acqua...per questo non c'è modo di debellarli ..nemmeno con un alluvione!!

la bislacca ha detto...

Morire grati, eh?
Boh, ti lascio un saluto.

beyk happel ha detto...

Janas, ma non era una domanda?
Vabbe', ti salvo rispondendoti "No, non ho potenti mezzi" ;)))

Bis, è una metafora, una simbologia, una parabola, una favola, insomma una cazzata.
Ecchecass... ogni volta che muore il mio (Uomo Nuvola) e torna a risplendere il Sole io godo come un riccio! @_@

la bislacca ha detto...

Se tornasse il sole qui anch'io godrei come una riccia. Fuor di metafora. :-)

Jean du Yacht ha detto...

Dovete spiegare a me, ingenuo (in genoa?) come cazzo godono i ricci, vi prego!

beyk happel ha detto...

Ahh!
Hii!
Azz!
Ahi!
Uhh!
Pung!
Ahh!
Hii!
Pinz!
Azz!
Ahi!
Uhh!

la bislacca ha detto...

Le ricce godono in silenzio, Jean. :-)

JANAS ha detto...

ahahahahahahh! ahahahahahh! ma ridono rumorosamente!!

JANAS ha detto...

bello! mi piace questo blog a quattro voci!!
sembra di stare intorno a un tavolo, di una piccola trattoria, quando ormai tutti sono andati via..
a parlare piano...
a sghignazzare ogni tanto..
senza fretta di raggiungere un luogo o qualche concetto preciso..
(in preda al farneticare di Jean tutti i concetti posso essere alterati e le parole hanno un altro senso...)
ma poi c'è bislacca che le parole le fa diventare poesia, perchè se parla come scrive, allora stiamo tutti zitti ad ascoltarla...
e poi ci sei tu che racconti di alberi che parlano e uomini nuvola...e anche qui stiamo zitti ad ascoltare...
e allora apriamo gli occhi e ci accorgiamo che non siamo seduti in nessuna trattoria, ma intorno a un fuoco, sotto un cielo di stelle!

beyk happel ha detto...

E abbiamo anche la splendida fotografa a immortalare istantanee, con o senza fotocamera. ^_^

la bislacca ha detto...

E' il rumore degli aculei. ;-)

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