mercoledì 29 ottobre 2008

Il cacciatore


Aveva sempre avuto un rapporto strano con la caccia.

Da bambino era solito andare con i suoi piccoli amici sulle colline a ridosso della valle (dove a quei tempi suo padre saliva a cacciare gli uccelli di passo nelle brumose e fresche mattine autunnali) a tagliare, dopo averle scelte con cura, le biforcazioni dei rami giovani di frassino per farci le fionde con le quali sarebbero andati poi a caccia di lucertole.
Bisognava spellarli quei legni, sagomarli arrotondandone le estremità, intagliarne leggermente le due superiori, legare le stesse con filo di ferro ed essiccarle sul focherello di legna secca o sul fornello a gas di casa, se le mamme lo permettevano, fino a far loro prendere la forma voluta, quindi montarle legandone con precisione gli elastici, quelli marroni a sezione quadrata comprati in cartoleria, ed il piccolo lembo di pelle che avrebbe accolto il proiettile.
Se le lucertole erano la preda comune, il ramarro era quella regina, anche perché passeri e affini ben raramente li lasciavano arrivare a tiro. Ma con i grossi rettili non era facile. Innanzi tutto perché molto più rari, diffidenti e veloci, poi perché il loro habitat era costituito da prati, bassa vegetazione ed intricati cespugli dove si nascondevano rapidamente al primo movimento sospetto. Quindi, chi aveva la fortuna di ucciderne uno, veniva considerato all'unanimità il tiratore più bravo.
Ben presto le fionde furono accantonate per lasciare il posto alle carabine ad aria compressa; prima quelle a pallini di gomma e poco dopo quelle a pallini di piombo, decisamente molto più precise ed efficienti. Con questo strumento era sufficiente appostarsi anche a dieci metri di distanza che, era certo, ogni tiro sarebbe stato un centro. Nessun ramarro aveva però fatto parte del suo carniere fino a quel momento e ciò era per lui motivo di rammarico.
Un giorno, percorrendo un sentiero, perfettamente calato nelle vesti del cacciatore di safari, vide uno splendido e grosso maschio posato su di una roccia scoperta, in bella vista, a meno di tre metri, immobile a scaldarsi al sole, finalmente a tiro, e lentamente si portò la carabina alla spalla assaporando già il trionfo con gli amici. Ma nel momento in cui la sua fiera testa squamosa collimò con il mirino, l’animale si accorse di lui e alzando il capo si voltò a squadrarlo. Fu allora che notò i suoi neri occhi intelligenti e senza paura, la sua giogaia gialla rossa e azzurro vivo del periodo degli amori, il suo collo pulsante del ritmo del suo cuore; e il dito indice gli si bloccò. I secondi passarono lenti e quando infine premette il grilletto vide schizzare schegge di pietra e polvere a qualche centimetro dal capo del sauro ed un istante dopo lui non c'era più.
Tornò a casa deluso per la pessima mira e deciso a non farne parola con nessuno, ma quando la sera fu preso da improvviso impulso e cominciò a raccontare tutto al padre, questi sorridendo gli disse con semplicità: - Non hai sbagliato mira, semplicemente non l'hai voluto ammazzare. E non c'è proprio nulla di cui vergognarsi. -

Molti anni più tardi si ritrovò con un amico a cacciare fagiani nei brumosi e sconfinati coltivati di pianura.
Avevano con loro un vecchio e zoppicante bracco, ciononostante ancora incredibilmente efficiente e ridondante di regale dignità, perché il passare degli anni gli aveva donato una saggezza e un’esperienza tali da renderlo perfettamente consapevole della propria bravura. Il magnifico ausiliario si bloccò in ferma ad una trentina di metri da lui con la coda parallela al terreno e la zampa anteriore destra sollevata. Mentre l’uomo si avvicinava gli diede una rapida occhiata e giudicandolo sufficientemente vicino fece un veloce movimento togliendosi dalla linea di tiro e portandosi ad angolo retto rispetto alla retta immaginaria tracciata tra lui e la preda. Quando fu a pochi passi si mosse ancora una volta mettendosi di fronte a lui continuando a guardare fisso una stoppia giusto a metà strada tra i due. Per l’uomo continuò ad essere impossibile scorgere qualcosa di diverso tra quell'erba secca e quelle zolle di terra ma fu sufficiente che sussurrasse un "Vai!" per far scattare il quadrupede ad alzare in volo un magnifico fagiano.
Come diceva il suo caro amico, "...il divertimento finisce quando premi il grilletto...".
Quella stessa mattina una scorribanda del loro compagno a quattro zampe fece partire in corsa sfrenata ad una trentina di metri davanti a loro una gigantesca lepre. Imbracciare la doppietta fu un attimo, mirò davanti all'animale in fuga dando il giusto anticipo e ... non sparò. - Perché non hai sparato! - lo redarguì deluso il suo compagno; - Era fuori tiro…. - rispose. -
In realtà in quella frazione di secondo aveva notato che sulla linea di tiro (a più di cento metri però) vi era una fattoria e si era anche incantato ad ammirare l'eleganza armoniosa della corsa della grossa lepre.
Ma, più di ogni altra cosa, gli era tornato in mente il ramarro.

13 commenti:

la bislacca ha detto...

Mi hai fatto venire in mente una delle scene più toccanti de "Il cacciatore", film visto e rivisto.
Mi hai fatto tornare in mente tanti episodi della mia infanzia. Mio padre che andava a caccia e che presto iniziò a portarsi dietro mio fratello. Poi la faccia di mio padre e mio fratello quando andai a votare per i referendum sulla caccia, appunto, nel giugno del '90.
- Non oserai, vero?
- Certo che sì.
- Ma non voterà quasi nessuno.
- E chissenefrega.
Mio fratello mi guardò con una faccia strana e mio padre disse, sorridendo:" Ma lei è bislacca..."

beyk happel ha detto...

Sai quelle cose che in momenti particolari ti vengono in mente e butti giù su un foglio?
Be'... sto solo riordinando i vecchi appunti. :)
Ciao Bis.

la bislacca ha detto...

A volte lo faccio anch'io, Beyk, anche se spesso mi limito a vaneggiare.
Notte: spero di riuscire a riaddormentarmi. :-/

Jean du Yacht ha detto...

Nel caso del RAMARRO, è logico il motivo di rammarico.
Io una volta sparai alla LUNA, la sbagliai, diventai lunatico.
Un'altra volta giocando a pallone cercai di fermare l'avversario con un FALLO, sbagliai e diventai... ma questa è un'altra storia.

la bislacca ha detto...

Diventasti falloso, Jean?
:-)

JANAS ha detto...

stavo per non commentare..se non fosse che poi leggendo...mi si è aperto il cuore alla speranza...allora le persone possono ricredersi? E trovare stupido e inutile uccidere così ..solo per un hobby o per provare a se stessi di essere riusciti in un impresa!
Io credo di aver passato la mia infanzia a cercare di salvare passerotti caduti dal nido..corvi, gattini...a difendere formiche dalle manie incendiare di una mia amica!! ora va beh! uccidere le zanzare, la mosca fastidiosa (che io non ammazzo nemmeno quella...al massimo le faccio una fotografia!!)...ma gli altri animali perchè?
Con i passerotti caduti dal nido - impresa non riuscita!! (mio padre lo diceva sempre, non puoi salvarlo..è troppo piccolo!!)
con gattino ferito da branco di bambini crudeli che lo avevano ferito sull'anca posteriore - impresa riuscita!
con corvo adulto - nonostante mamma superstiziosa che voleva che lo cacciassi via - impresa riuscita!
con agnellino ...allevato con tanta cura, biberon da un litro di latte, erba fresca appena tagliata...ignara della sorte a cui lo preparavo...impresa NON RIUSCITA!!
(inspiegabilmente sparito...in un giorno di Natale in cui per pranzo c'era agnello!!)
Non è tanto una questione di moralismo, animalisti o no... è una questione che certe meraviglie della natura, come un animale, una pianta, un fiore...noi dovremmo imparare ad apprezzarle senza volercene impossessare in qualche modo...

beyk happel ha detto...

Janas, forse non si è capito, ma la mia carriera da cacciatore si limita a qualche lucertola da bambino, un passero che poi ho sotterrato nell'orto e... stop.
Al fagiano del racconto sparò il mio amico e con la lepre andò come ho descritto.

Ho tutt'ora la passione della pesca, ma quando, raramente, la pratico, una volta catturato il pesce (che adoro) per una cena, per me è finita lì.

Però almeno una volta al mese mangio carne, porto scarpe in pelle e non mi scandalizzo quando vedo una bella donna in pelliccia. ;)
Anche se non usa più...

Mi scandalizzo molto di più per un G8 o per una Piazza Navona, quello si.

JANAS ha detto...

biecappel, anch'io non sono vegetariana, anch'io mangio il pesce...e indosso scarpe di pelle...le pellicce no, perchè fra le altre cose nemmeno mi piacciono ..mi scandalizzo anch'io molto di più per un G8 e per una Piazza Navona..e per certi discorsi che si sentono per giustificare l'accaduto...anzi purtroppo non mi scandalizzo più...mi limito a preoccuparmi! ;)

ma se la mia alimentazione di carne e pesce...dipendesse da me, cioè se io dovessi sparare al vitello, tirare il collo al pollo ...penso che alla fine mio malgrado diventerei un vigliacca vegetariana!!

JANAS ha detto...

e solo perchè la lattuga non mi guarda negli occhi...

beyk happel ha detto...

Io avrei qualche difficoltà a guardare la lattuga negli occhi... ;)))

Vabbe', allora appena posso posto un altro raccontino (questo un po' più ecologico) e te lo dedico.

Ah... se un giorno passerai da Ge ti farò assaggiare i gianchetti e giuro che il collo glielo torcerò io, uno per uno. ;)

Jean du Yacht ha detto...

Il casino è guardare i gianchetti negli occhi, ad uno ad uno.

JANAS ha detto...

ma che so i gianchetti?
i gianchetti????
urge documentazione...ahahahah! già rido al pensiero di finire in qualche sito di filosofia orientale...

JANAS ha detto...

oh...ma che siete matti??? in qualità di "Sardina" ...non posso vedere compiersi un simile ORRORE!!

Posta un commento