mercoledì 1 aprile 2009

Incontri


Avevo un cane un tempo, o per meglio dire, viveva nella nostra famiglia un boxer maschio di nome Flam. In realtà il nome corretto era Flamenco del David, ma sarebbe stato assai poco pratico richiamarlo in tale maniera ogni volta si fosse allontanato, e lui poi non era tipo da formalizzarsi.

Trentasette chili e passa, d'aspetto tanto feroce quanto era buono, irruente, dolce e testardo insieme. Ciononostante aveva una buona dose di aggressività nei confronti degli altri cani maschi ed anche verso qualsiasi tipo di animale grande o piccolo che fosse.



Era metà pomeriggio e stavamo gironzolando (io ed il quadrupede) sulle poche terre pianeggianti alle spalle del paese quando scorgemmo una capra solitaria legata ad un vecchio ciliegio con una lunga fune. Da buon predatore Flam rizzò orecchie e pelo sulla schiena e cominciò ad avvicinarsi guardingo.
La capra non mostrò alcun timore e continuò a brucare l'erba con noncuranza fintanto che non l'ebbe a qualche metro. A quel punto l'erbivoro sollevò il capo, si alzò sulle zampe posteriori e caricò a testa bassa e senza indugi il potenziale aggressore. Vidi negli occhi di Flam un lampo di stupore e sconcerto e, un attimo dopo, di paura. Scartò di lato aiutato dai suoi potenti posteriori e se la diede a gambe levate. Ma non andò lontano. Evidentemente l’istinto del predatore e l'orgoglio ebbero il sopravvento, per cui si fermò dopo pochi metri, si girò di scatto ed attaccò a sua volta galoppando ventre a terra. Fu il turno della capra fare velocemente dietrofront, per fermarsi poco dopo, voltarsi ed attaccare nuovamente.

Senza mai arrivare al reale scontro fisico continuarono a portare avanti il giochetto quasi senza interruzione, ma la corsa di ambedue gli animali, oltre ad allungarsi ogni volta un po' di più, perse via via l’iniziale drammaticità dell'evento violento, per prendere sempre più i connotati della scorribanda complice. Dalla schiena di Flam scomparve la macchia scura del pelo sollevato e lui cominciò ad assumere ad ogni cambio di direzione la comune e giocosa postura della sua razza, distendendo le zampe anteriori a terra e sollevando contemporaneamente il posteriore, per poi scattare in fuga o all'inseguimento a seconda del caso. La capra da par suo iniziò a compiere balzi incredibili per aria sfidando la legge di gravità e smise di abbassare la testa per incornare quello che era diventato il suo compagno di giochi.

Ogni tanto interrompevano le scorribande per riprendere fiato e ne approfittavano per annusarsi da vicino, per consolidare l'amicizia.
Lo spettacolo era affascinante e sarei stato ad osservarli per giorni, ma sentii il richiamo delle mie donne che mi avvisavano che la cena era in tavola. Così richiamai a mia volta Flam (ripetutamente perché non dava segno di ascoltarmi) e ci avviammo verso casa mentre la capra ci seguì quanto glielo permise la corda cui era legata.

A quel punto la prigioniera cominciò a belare. Un belato di scoramento, di dolore, di abbandono. Flam si bloccò voltandosi ed accennando qualche passo in senso contrario. E quella continuò a chiamarlo. Lui mi guardò negli occhi domandandomi silenziosamente se non era il caso di tornare da lei.
Io non rallentai il mio passo e lui continuò a seguirmi; ciononostante ad ogni richiamo della sua compagna non riusciva ad esimersi dal fermarsi un attimo e voltarsi indietro.
Rientrammo irremovibilmente a casa, i brontolii del mio ventre avevano reso l'atto inderogabile.
Ma la cena fu accompagnata dagli struggenti belati che senza interruzione entravano dalle finestre socchiuse.
Smisero solamente quando fece buio.



Il paragone è azzardato, ma questa sequenza fotografica mostra come sia davvero possibile che due animali di razza diversa riescano a comunicare e persino a giocare assieme.

Che sia perchè loro non si fanno problemi di colore della pelle, lingua o religione?



martedì 31 marzo 2009

Canto propiziatorio pro Primavera

mercoledì 25 marzo 2009

Caldo - Sole - Ritmo


You Did It - Roland Kirk

Voglia di caldo.
Voglia di sole.
Voglia di ritmo.

Per ora accontentavi del ritmo che vi può fornire Roland Kirk, il resto nè io nè lui ve lo possiamo dare. ;)

lunedì 23 marzo 2009

Dolci colli




Compensiamo il post precedente con un'immagine un po' più godibile...

mercoledì 18 marzo 2009

Siamo già nel futuro

Quand'ero bambino divoravo gli Urania e fantasticavo su come sarebbe stato il futuro, l'anno 2000 rappresentava il traguardo auspicato per vedere le cose meravigliose che l'uomo sarebbe stato in grado di fare.
Mi immaginavo ponti che sfidassero la legge di gravità, aerei sfreccianti nel cielo e città con palazzi arditi che andassero a sfiorare le nuvole.
Be'... ora ci sono nel futuro... lo posso vedere, toccare con mano, ma i sogni di allora sono diventati incubi.
Dove un tempo c'erano alberi e prati...
... ora ci sono palazzi accatastati come frigoriferi in una discarica...

...per giocare ora c'è il campetto asfaltato...

... e il poco verde è solo decorativo...

... le aiuole sono poche e malcurate...


... le poche abitazioni di un tempo rimaste, sono intrappolate tra i giganti di cemento che le soffocano...

... o addirittura ormai ruderi...

... solo cemento e ferro...

... in gran parte divorato dal Dio Ossido...

... il poco verde è asfittico...

... e il grigio prevale su tutto...

... come una muraglia.

mercoledì 11 marzo 2009

Bollani



Seguendo il filo su un post di Bislacca, son capitato su questo tubovideo, che mi ha costretto a ripremere play per una quindicina di volte di seguito.
L'audio non è il massimo, ma vi invito a notare quanto bene ci stia la risata del bimbo alla fine del pezzo.



Già che ci sono aggiungo anche questo, perchè ridere fa sempre buon sangue! ;)

giovedì 5 marzo 2009

Attimi


Vi sono nella vita di ognuno di noi dei momenti magici nei quali il tempo si ferma e ci sentiamo leggeri, in perfetta armonia con quanto ci sta attorno ed acquisiamo quella sensibilità e quelle capacità inaspettate che ci avvicinano a Buddha, Allah o Dio.

L’uomo, già trentacinquenne, entrò in quello che una volta era il fienile dei suoi nonni oramai adibito a legnaia e volendo emulare l'agilità e la spericolatezza del ragazzino che saliva sui rami più sottili degli alberi, si arrampicò con un po' di fatica su in alto, fino alle travi che reggono il tetto e lì restò cavalcioni a quella centrale più grossa a vagare col pensiero di quando il fieno arrivava fin lassù.

Ricordò che un'estate prese l'abitudine di nascondercisi con i due coniglietti di sei mesi ciascuno, facendo attenzione a non farsi vedere da suo nonno, perché il fieno non andava schiacciato, altrimenti le bestie l'avrebbero mangiato mal volentieri.
Lì in quel piccolo universo loro tre giocavano a nascondino, coprendosi di erba secca per poi sbucare all'improvviso e balzare come predatori, rotolandosi avvinghiati, scavando gallerie, inebriandosi dell'odore del fieno e del loro, rincorrendosi, saltando fino a che stremati restavano supini e ansimanti accovacciati l'uno sull'altro.
Tre animali felici.

Quando la scomoda posizione lo fece tornare al presente e guardò verso il basso si rese conto che non sarebbe stato facile scendere e restò per qualche minuto interdetto e preoccupato.
Ma improvvisamente in lui qualcosa scattò.
Come se il suo corpo e la sua mente fossero all'improvviso ringiovaniti di vent'anni, si mosse con elasticità, senza pensare né al movimento che stava facendo né a quello che avrebbe dovuto fare subito dopo, si lanciò e si appese ad un trave parallelo a quello sul quale era seduto, dondolandosi si avvinghiò con una gamba ad un altro più basso, con un colpo di reni si portò in equilibrio su di esso e posandovi sopra il ventre si lasciò scivolare a terra. Restò a bocca aperta per lo stupore e nonostante sforzasse la mente, tutta la sequenza ed il tempo impiegato restarono come avvolti dalla nebbia, come se attingendo da energie a lui estranee avesse per un attimo messo a tacere corpo e mente ed avesse lasciato fare unicamente a loro.

Era entrato per un attimo in comunione con Dio Scimpanzè.