
Avevo un cane un tempo, o per meglio dire, viveva nella nostra famiglia un boxer maschio di nome Flam. In realtà il nome corretto era Flamenco del David, ma sarebbe stato assai poco pratico richiamarlo in tale maniera ogni volta si fosse allontanato, e lui poi non era tipo da formalizzarsi.
Trentasette chili e passa, d'aspetto tanto feroce quanto era buono, irruente, dolce e testardo insieme. Ciononostante aveva una buona dose di aggressività nei confronti degli altri cani maschi ed anche verso qualsiasi tipo di animale grande o piccolo che fosse.
Era metà pomeriggio e stavamo gironzolando (io ed il quadrupede) sulle poche terre pianeggianti alle spalle del paese quando scorgemmo una capra solitaria legata ad un vecchio ciliegio con una lunga fune. Da buon predatore Flam rizzò orecchie e pelo sulla schiena e cominciò ad avvicinarsi guardingo.
La capra non mostrò alcun timore e continuò a brucare l'erba con noncuranza fintanto che non l'ebbe a qualche metro. A quel punto l'erbivoro sollevò il capo, si alzò sulle zampe posteriori e caricò a testa bassa e senza indugi il potenziale aggressore. Vidi negli occhi di Flam un lampo di stupore e sconcerto e, un attimo dopo, di paura. Scartò di lato aiutato dai suoi potenti posteriori e se la diede a gambe levate. Ma non andò lontano. Evidentemente l’istinto del predatore e l'orgoglio ebbero il sopravvento, per cui si fermò dopo pochi metri, si girò di scatto ed attaccò a sua volta galoppando ventre a terra. Fu il turno della capra fare velocemente dietrofront, per fermarsi poco dopo, voltarsi ed attaccare nuovamente.
La capra non mostrò alcun timore e continuò a brucare l'erba con noncuranza fintanto che non l'ebbe a qualche metro. A quel punto l'erbivoro sollevò il capo, si alzò sulle zampe posteriori e caricò a testa bassa e senza indugi il potenziale aggressore. Vidi negli occhi di Flam un lampo di stupore e sconcerto e, un attimo dopo, di paura. Scartò di lato aiutato dai suoi potenti posteriori e se la diede a gambe levate. Ma non andò lontano. Evidentemente l’istinto del predatore e l'orgoglio ebbero il sopravvento, per cui si fermò dopo pochi metri, si girò di scatto ed attaccò a sua volta galoppando ventre a terra. Fu il turno della capra fare velocemente dietrofront, per fermarsi poco dopo, voltarsi ed attaccare nuovamente.
Senza mai arrivare al reale scontro fisico continuarono a portare avanti il giochetto quasi senza interruzione, ma la corsa di ambedue gli animali, oltre ad allungarsi ogni volta un po' di più, perse via via l’iniziale drammaticità dell'evento violento, per prendere sempre più i connotati della scorribanda complice. Dalla schiena di Flam scomparve la macchia scura del pelo sollevato e lui cominciò ad assumere ad ogni cambio di direzione la comune e giocosa postura della sua razza, distendendo le zampe anteriori a terra e sollevando contemporaneamente il posteriore, per poi scattare in fuga o all'inseguimento a seconda del caso. La capra da par suo iniziò a compiere balzi incredibili per aria sfidando la legge di gravità e smise di abbassare la testa per incornare quello che era diventato il suo compagno di giochi.
Ogni tanto interrompevano le scorribande per riprendere fiato e ne approfittavano per annusarsi da vicino, per consolidare l'amicizia.
Lo spettacolo era affascinante e sarei stato ad osservarli per giorni, ma sentii il richiamo delle mie donne che mi avvisavano che la cena era in tavola. Così richiamai a mia volta Flam (ripetutamente perché non dava segno di ascoltarmi) e ci avviammo verso casa mentre la capra ci seguì quanto glielo permise la corda cui era legata.
Lo spettacolo era affascinante e sarei stato ad osservarli per giorni, ma sentii il richiamo delle mie donne che mi avvisavano che la cena era in tavola. Così richiamai a mia volta Flam (ripetutamente perché non dava segno di ascoltarmi) e ci avviammo verso casa mentre la capra ci seguì quanto glielo permise la corda cui era legata.
A quel punto la prigioniera cominciò a belare. Un belato di scoramento, di dolore, di abbandono. Flam si bloccò voltandosi ed accennando qualche passo in senso contrario. E quella continuò a chiamarlo. Lui mi guardò negli occhi domandandomi silenziosamente se non era il caso di tornare da lei.
Io non rallentai il mio passo e lui continuò a seguirmi; ciononostante ad ogni richiamo della sua compagna non riusciva ad esimersi dal fermarsi un attimo e voltarsi indietro.
Rientrammo irremovibilmente a casa, i brontolii del mio ventre avevano reso l'atto inderogabile.
Ma la cena fu accompagnata dagli struggenti belati che senza interruzione entravano dalle finestre socchiuse.
Smisero solamente quando fece buio.
Il paragone è azzardato, ma questa sequenza fotografica mostra come sia davvero possibile che due animali di razza diversa riescano a comunicare e persino a giocare assieme.
Che sia perchè loro non si fanno problemi di colore della pelle, lingua o religione?





















